Lo studio, promosso da Cdp e ThResorts, in occasione della presentazione romana della nuova Scuola Italiana di Ospitalità, e curato da un team dell’Università IULM (“Fabbisogno di nuove competenze e ruolo strategico della formazione per lo sviluppo del turismo”), ha evidenziato la necessità di nuovi profili professionali (soprattutto nelle tecnologie digitali e nelle abilità personali in socialità e comunicazione) che le aziende oggi esprimono e le conseguenti risposte delle istituzioni di formazione universitaria in turismo in Italia e all’estero. Esiste oggi un forte gap tra competenze ricercate dalle imprese e quelle disponibili nel mercato del lavoro: quasi il 70 per cento della forza lavoro già occupata nel turismo avrà necessità di un drastico “tagliando” nei prossimi anni. E quindi l’intero comparto dovrà muoversi seguendo tre direttrici: riqualificazione degli addetti; miglioramento della reputazione dell’occupazione nel turismo, in particolare nella percezione dei giovani ad alta qualificazione; implementazione della partnership università-imprese.

 Attraverso una survey su 167 hotel, 2 focus group e 5 interviste in profondità che hanno convolto imprenditori, general manager e direttori risorse umane di 23 hotel e catene alberghiere italiane, la ricerca ha approfondito temi specifici: politiche di reclutamento delle risorse umane; politiche di formazione delle imprese; figure professionali e competenze più ricercate e difficili da reperire nel mercato del lavoro; collaborazioni con il mondo dell’università.

Reclutamento: le assunzioni sono prevalentemente nelle aree core del business alberghiero: front-office (32,8%), F&B (24,2%) e housekeeping (13,6%) ma anche ‘Spa & Wellness’ (4,9%) e ‘Eventi e meeting’ (4,3%). Nelle aree direzionali e di staff i numeri restano bassi con le eccezioni dell’area sales & marketing (7,8%) e di quella, in forte ascesa, del “revenue management”, la gestione dei ricavi (4,1%). Dal punto di vista del background scolastico, 26,4% dei neoassunti ha un diploma di istituto alberghiero, mentre 69,7% ha un titolo di studio universitario o post laurea.

Formazione: sono stati identificati i temi su cui le aziende hanno investito nell’ultimo anno o avvertono il bisogno di investimenti formativi. È emersa una forte esigenza di investire nella formazione dei capi servizio, figure chiave dell’organizzazione, con interventi tesi a rafforzare competenze di leadership, di gestione dei collaboratori e managerialità. Una seconda esigenza è legata alla necessità di innovazioni nei metodi didattici con formule compatibili con i ritmi di lavoro intensi dell’hotel e con un approccio didattico legato alla pratica. Riguardo alle figure professionali più ricercate e difficili da reperire nel mercato del lavoro, gli intervistati hanno segnalato figure in tre ambiti principali: nell’area front-office; nell’area food & beverage; houskeeping. Il 76 per cento dei rispondenti afferma che le competenze ricercate sono reperibili solo in parte nel mercato del lavoro, solamente il 6% ha dichiarato di riuscire a reperirle senza difficoltà mentre il 18% dichiara che le competenze ricercate non sono disponibili. La ricerca ha anche approfondito conoscenze (sapere), capacità (saper fare) e attitudini (saper essere) da parte dei neo-assunti. I giovani in uscita dall’istruzione superiore sono abbastanza solidi in termini di conoscenze (4 su 7) ma risultano più carenti in termini di saper fare (3,8 su 7). Questi dati mettono in evidenza la necessità di ripensare i metodi didattici tradizionali, più adatti al trasferimento di modelli e conoscenze, che alla loro applicazione critica nei contesti lavorativi.

Università: la ricerca ha dato anche alcune indicazioni in merito al potenziale di miglioramento ancora tutto da realizzare nelle collaborazioni con l’università. Il 71% delle aziende intervistate dichiara di avere rapporti di collaborazione con l’università, ma prevalentemente circoscritte alle forme più semplici (testimonianze nei corsi, stage). Forme più evolute, quali l’organizzazione di laboratori didattici (5%) o la progettazione congiunta di corsi di laurea (1%) sarebbero auspicabili per il superamento di molte delle criticità evidenziate nella ricerca. La ricerca ha poi approfondito le caratteristiche dei corsi di formazione universitari in turismo in Italia e i profili dei laureati triennali e biennali, mettendo ancora in evidenza il forte gap oggi esistente tra i bisogni del settore e le caratteristiche dei programmi e delle formule didattiche proposti in Italia. Da questa analisi emerge che la formula hospitality school è numericamente prevalente rispetto alle università tradizionali nell’offerta formativa eccellente in Europa (15 su 20 totali) con un forte peso delle scuole svizzere (11 su 15) e al tempo stesso presenta una decisa superiorità nelle valutazioni degli employer (voto medio 91) rispetto alle università tradizionali (voto medio 59). La ricerca approfondisce quindi il valore della formula didattica della hospitality school come ambito ideale per rispondere alle esigenze di formazione che il settore oggi esprime e per superare alcune delle criticità evidenziate dalla ricerca.

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